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Monte Caltafaraci
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mwdgMonte Caltafaraci (mwdwla Montagna nella mweacartografia mweqIGM; mwegla Muntagna in mwewsiciliano) è una mwfamontagna di 533mwfq mwfgm di mwfwaltitudine, dalle pareti molto scoscese, sita nelle immediate vicinanze a nord - ovest dell'aggregato urbano della città di mwgaFavara. Si presenta ricca di testimonianze archeologiche che vanno dalla prima mwgqetà del bronzo fino al mwggXIII secolo.

Contents


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Origine del nome

Per quanto riguarda l'origine del nome, alcuni studiosi lo fanno derivare dall'arabo qual'at - al faragiah che significa roccia dalla veduta piacevole, mentre altri da qual'at - ferag che significa rocca o castello di Ferag; il termine Ferag fa riferimento alla leggenda di Faragio, un ricco signore che passava le sue giornate cantando.

A un'analisi linguistica più metodica, è possibile individuare le forme derivate dall'arabo mwiwqalʾat (“fortezza, forte, castello”), tipicamente anteposto a molti altri toponimi sicilianicite-ref-1[1].

Quanto al secondo elemento – se non riferito al nome di qualche persona o personaggio del passatocite-ref-2[2] – è possibile ravvedere le forme di un arabesco mwlqfāriḡ (“vuoto; insensato, vacuo, inutile”) cite-ref-3[3]

Con più esattezza, mwmwCaltafaraci è riferito al dromonimo dato alla contrada che si sviluppa alle falde ponentine del monte, mentre quest'ultimo viene definito genericamente mwnaLa muntagna dai locali. È bene precisare comunque che ogni comunità siciliana chiama, storicamente, “la montagna” qualsivoglia rilievo orografico incombente sul proprio abitato.

Scoperte

Le più antiche testimonianze sulla montagna risalgono alla prima età del bronzo come ci testimoniano le mwnwtombe a grotticella artificiale o a forno, scavate nella pietra viva, presenti sul versante nord - ovest. Le tombe ricavate nei grossi massi di caduta, o nelle pareti rocciose, hanno in genere l'aspetto del forno dei contadini delle nostre campagne. Sempre nella zona nord - ovest della montagna si riscontrano anche frammenti di ceramica della prima e media età del bronzo. Alcuni manufatti in mwoaterracotta, provenienti da Caltafaraci, e risalenti al tardo bronzo, sono conservati al mwoqMuseo archeologico regionale di Agrigento. Sul pianoro della montagna si trovano numerosi vasi di mwogceramica risalenti al periodo della mwowcolonizzazione greca e riferibili alle mwpapopolazioni indigene del mwpqVI secolo; appartenenti a questo periodo sono i resti di ambienti circolari, scavati nella pietra viva. Del successivo periodo greco, del quale molto numerosi sono i frammenti rinvenuti di mwpgceramica a figure rosse, riscontriamo ambienti abitativi quadrati e rettangolari, scavati sempre nella roccia. Di questo periodo sono anche grandi mwpwarchitravi e i resti di una mwqacolonna in mwqqtufo arenario, dove si notano tracce di mwqgintonaco bianco, che fanno pensare ad architetture imponenti, probabilmente mwqwtempli dedicati alle divinità. Sulla sommità meridionale ci sono i resti di una fortezza in passato ritenuta di matrice araba. Si tratta di un castello con mura poste a diverse altezze nella quale sommità si trova un mwrabaluardo costituito da un muro dello spessore di 2mwrq m e dalla lunghezza di 150mwrg m.

Le prime testimonianze greche del centro, si hanno nel mwsaVI secolo a.C. con continuità fino al mwsqIII secolo per poi scomparire forse in relazione alla mwsgprima guerra punica. L'insediamento che fu un centro fortificato con valore difensivo, ebbe un ruolo fondamentale nel piano strategico - militare della città di mwswAgrigento, infatti, si presenta vicinissimo a questa, in direzione nord - est. Inoltre attraverso altri scavi sono state scoperte una villa romana databile tra la fine del mwtaI secolo e inizio del mwtqII e, un casale mwtgmedievale del mwtwperiodo svevo. La villa è di tipo residenziale e ad essa appartengono un complesso termale con ambienti bicromi ricchi di mwuamosaici, in cui a motivi geometrici si sovrappongono elementi floreali e figurativi (pesci), e una serie di stanze attorno a un cortile centrale. Nel corso del mwuqV secolo la villa si trasformò in una fattoria per la conservazione di alimentari in grandi mwuganfore, due delle quali, sebbene molto rovinate, ancora presenti. In seguito la fattoria venne distrutta forse a causa della mwuwinvasioni barbariche per poi rinascere nel corso della prima metà del mwvaVI secolo. A questo periodo appartiene anche un ambiente mwvqabsidato usato come cappella cristiana, dove sono stati rinvenuti una croce di ferro e frammento di calici di vetro.

La testimonianza umana è accertata anche dalla presenza di una torre medievale del mwvwXIII secolo, che si trova nella contrada Caltafaraci, propriamente detta, sul versante opposto alla montagna. L'edificio, sebbene danneggiato in alcune sue parti, è tuttora riconoscibile. Sono ancora visibili i cantoni in tufo calcareo grigio, un mwwaportale, tracce di diverse mwwqmonofore e una biblioteca. La torre è alta circa 12mwwg m e aveva il ruolo di rappresentanza e controllo del signore nei confronti del territorio feudale.

Dal mwxaMedioevo a oggi, Caltafaraci è stata interessata da diversi insediamenti agricoli, in qualche caso anche di edifici di villeggiatura estiva, un esempio è la villa in stile mwxqneoclassico, costruita dal favarese Francesco Saverio Cafisi.

Bibliografia

• Filippo Sciara: mwyqFavara - Guida storica e artistica, Sarcuto S.R.L., 1997
• mwywCarmelo Antinoro, Civiltà scomparse in territorio di Favara, su favara.biz. URL consultato il 24 marzo 2023.
• mwzqFavara, su treccani.it. URL consultato il 24 marzo 2023.
• mwzwFilippo Sciara, Una recente scoperta conferma l'etimologia araba di Caltafaraci, su Sicilia ON Press, 16 marzo 2020. URL consultato il 24 marzo 2023.
• mwaqSito archeologico La Montagna - Contrade Caltafaraci-Petrusa, su lasiciliainrete.it. URL consultato il 24 marzo 2023.

Voci correlate

• Montagna della Pace - mwbqFavara
• mwcqAgrigento

cite-note-11. Si vedano tra i tanti: mwfqCalascibetta, mwfgCalatafimi, mwfwCaltagirone, mwgaCaltavuturo, mwgqCaltanissetta. Esistono però dei luoghi in cui l'anteposto "castello", o "rocca", è stato eliso nel tempo, così come mwggBuscemi o mwgwCaltanissetta nella sua dizione siciliana.
cite-note-22. mwhwSozonte santo era chiamato in origine mwiaFarasio, al pari del summenzionato leggendario “mwiqFaragio”.
cite-note-33. Individuabile ancora oggi nel maltese mwjqfieragħ